Thailandia tutta d’un fiato: Bangkok

Palazzo Reale Bangkok_Posate Spaiate

Tornare da un viaggio e provare a raccontarlo è come riviverlo.

Provo quindi una certa gioia nel stare qui davanti al pc oggi: non mi pesa rinunciare alla bella giornata di sole perché per almeno un paio d’ore potrò ripensare e in parte rivivere le emozioni del viaggio.

Il viaggio inizia quando si comincia a pensare di voler visitare un luogo, un paese. La Thailandia era in cima alla mia lista dei desideri, insieme ai Paesi Baschi, al Marocco e a Cuba. Posso dire di essere stata fortunata perché negli ultimi anni sono riuscita a realizzare questi quattro “sogni”.

Un viaggio in Thailandia di può organizzare da soli, è un paese tranquillo dove le persone sono accoglienti con i turisti e disponibili ad aiutarli. Chiaramente con la crescita del turismo, che è una grande fonte di ricchezza, sono anche aumentati i furbetti che vogliono lucrare sui turisti e sulla loro ingenuità. Essere un minimo informati e preparati può quindi aiutare a limitare gli inconvenienti, ma è bene prepararsi a qualche piccolo imprevisto e riuscire ad affrontarlo con serenità per potersi veramente godere il viaggio.

Avendo a disposizione solo una decina di giorni abbiamo scelto di visitare solo Bangkok, Chiang Mai e Kho Samet.

Bangkok: tradizioni, mercati, cibo e profumi

Bangkok ci ha subito avvolti nel suo caldo abbraccio: forse anche un po’ troppo umido, ma ben tollerato dopo un lungo inverno Torinese.

E’ una città colorata e viva: i colori sono ovunque a partire dai mille taxi che attendono fuori dall’aeroporto, uno diverso dall’altro: gialli, rosa, verdi, blu, rossi… Una bella iniezione di energia considerando che le strade principali ne sono invasi.

Per immergerci subito nella cultura thailandese, cominciamo la nostra visita dal quartiere Rattanakosin, centro storico della città e sede del Palazzo Reale e dei più grandi templi (wat) di Bangkok.

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Lo raggiungiamo con il battello di linea locale che trasporta le persone sul fiume Chao Praya: scegliamo di evitare le imbarcazioni turistiche perché sono più care ma anche per poter vivere una esperienza autentica insieme alle persone del posto (i battelli sono contraddistinti da bandierine colorate, arancio e giallo trasporto locale, blu trasporto turistico).

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Scendiamo alla fermata 9 (Tha chang) e arriviamo al Palazzo Reale passando per un mercatino pieno di frutta, succhi cappelli e souvenirs: prodotti e prezzi molto turistici. La frutta è invitante ma viene venduta già sbucciata e quindi troppo rischiosa per i nostri stomaci delicati europei al primo giorno di viaggio.

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Il complesso è enorme, pieno di edifici diversi con decorazioni ricche e diverse a seconda della loro funzione. Le pitture del Ramakien coprono tutto il perimetro dei portici che circondano l’area: rappresentano scene dell’epica thailandese, sono dettagliati nel minimo particolare. I vari edifici sono decorati con specchietti, piastrelle colorate, intagli e mosaici e pitture dorate. Il risultato è ricco e imponente ma esteticamente piacevole. Enormi sculture ricoperte di mosaici e Buddha dorati completano il quadro.

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Palazzo Reale

 

Visitiamo il Phra Kaew, con il suo prezioso il Budda di Smeraldo e siamo impressionati dall’imponenza del Chedi d’oro.

Il Wat Pho, che è molto vicino al complesso del Palazzo Reale, è praticamente tutto occupato dall’immenso Buddha dorato, sdraiato e appoggiato su un gomito. Giace tranquillo con il languido sorriso a rappresentare il suo momento di illuminazione quando entrò nel Nirvana.

Wat Pho

Ci concediamo una pausa in un grazioso ristorantino dove assaggiamo i nostri primi piatti thailandesi: pollo con curry verde, con latte di cocco, lychees e erbe thailandesi; manzo con curry giallo e mandorle.

curry verde e rosso

Le erbe thailandesi meritano di essere raccontate: sono determinanti nel dare i tipici sapori thai ai piatti. Posso elencarne alcune:

  • il basilico dolce ha un sapore più dolce del nostro, sa quasi un po’ di liquirizia
  • lemongrass, che sembra un piccolo porro ma ha sapore fresco e di limone, e consistenza fibrosa
  • keffir lime, che è un agrume di cui sia il succo sia le foglie vengono utilizzate in cucina

Dall’altra parte del fiume ci attende il Wat Arun, famoso per la ripida scalinata che consentirebbe di arrivare in alto e godere di una splendida vista, ma purtroppo è in ristrutturazione quindi non possiamo salire. Il wat è ricoperto da decorazioni fantastiche di ceramica, che sembrano ricavate da piattini e ciotoline.

Wat Arun Bangkok

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Decidiamo di passare la serata nel quartiere Patpong, dove pensavo ci forre il mercato notturno dei fiori ma in realtà si tratta solo di un mercato con mille bancarelle di prodotti turistici: borse e valige taroccate di bassa qualità, saponi profumati, oggetti di legno intagliato, senza dimenticare i sex toys e affini visto il vicino quartiere a luci rosse. Avendo poco tempo a disposizione non consiglierei di visitare questa zona, non essendo così caratteristica come molte altre di Bangkok. Ma ovviamente dipende dai gusti. Troviamo un posticino per cenare e assaggiamo per la prima volta la tipica insalata di papaya verde: che è piacevolmente croccante, e speziata senza essere esageratamente piccante o dolce. Assaggiamo anche i nostro primo pad-thai thailandese, che non delude mai.

Con la pancia piena ci immergiamo nell’esplorazione dei banchetti dello street food, e ammiriamo, annusiamo chiediamo informazioni: il mango si mangia con il riso al vapore, latte di cocco e arachidi tostate, tutto venduto in sacchettini di plastica.

Mi fermo ad osservare una signora che prepara zuppe: fa cuocere gli ingredienti in modo separato così che mantengano i sapori netti e le loro consistenze diverse e poi il tutto è legato da abbondante brodo saporito e speziato. Aggiunge anche un cucchiaio di zucchero, tutto in pochissimi minuti.

 

Dedichiamo il nostro secondo giorno alla visita del parco Erawan, che si rivela uno splendido luogo immerso nella natura dove i thailandesi vanno a rilassarsi nel week end visto che la temperatura è più fresca rispetto a Bangkok, per stare insieme alla famiglia e fare il bagno.

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Le cascate sono molto belle e suddivise in 7 livelli: fino al secondo si può portare e consumare cibo, e sono quindi invase dalle famiglie, salendo l’atmosfera si fa più rilassante e l’acqua più limpida. Ci fermiamo anche noi per un veloce bagnetto al livello 5. Tutti i thailandesi fanno il bagno vestiti, sono molto rispettosi e riservati e quasi mi vergogno con il mio costumino. Decidiamo di non salire fino al livello 7, ci dispiace ma abbiamo paura di non riuscire a tornare in tempo. Al nostro arrivo il bus è infatti già pienissimo: ci attende un viaggio un po’ scomodo in piedi pressati come sardine senza aria condizionata. È stato un viaggio lungo e purtroppo la visita alle cascate d’acqua è durata solo un paio d’ore: non consiglierei quindi di fare questa escursione da Bangkok in giornata ma di inserirla come tappa di un transfer più lungo.

Rientrati a Bangkok dedichiamo la serata alla famosa zona di Khao San Road: immaginavo fosse il fulcro e concentrazione del turismo e non mi sbagliavo. Musica a tutto volume caos centinaia di persone, negozi e bancarelle di Street food e…anche di insetti da fotografare.

Per cenare preferiamo spostarci nella via parallela dove gustiamo per la prima volta il famoso street food: spiedini di maiale e fegato di maiale fritti, alette e cosce di pollo grigliate e speziate, spiedini di manzo con salsina piccante e un pezzetto di chili verde molto potente, involtini primavera.

Finito di cenare cerchiamo un taxi che sia disposto a portarci col tassametro, cosa non facile di sera e in questo quartiere molto turistico. La seconda sfida è far capire dove vogliamo andare…credo che la difficoltà stia nel fatto che noi usiamo parole e nomi in inglese mentre dovremmo sforzarsi di usare i nomi dei luoghi in thailandese.

Vorremmo raggiungere il mercato dei fiori Pak Khlong Talat: dopo un paio di tentativi troviamo un tassista che è molto contento di accompagnarci al mercato dove anche è solito comprare la ghirlanda di gelsomini e orchidee che tiene nel taxi. Queste ghirlande sono spesso usate come offerte per le statue di Buddha nei templi. Il mercato è una esplosione di vita, colori e profumi: montagne di orchidee, rose e gelsomini regalano al luogo un profumo meraviglioso. E poi frutta e verdura freschissimi: compriamo una papaya enorme e il bel frutto Dragon, che scopriremo essere molto più bello che buono, poiché la polpa bianca interna è dolce e soffice, costellata di semini neri, ma dal sapore molto meno caratteristico di altri frutti tropicali.

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Per il nostro terzo giorno abbiamo organizzato una visita al mercato galleggiante di Damnoen Saduak. Volevo assolutamente visitare un floating market: quello di Damnoen è sicuramente molto turistico ma non abbiamo avuto tempo per capire se potevano esserci alternative entro una distanza ragionevole. Avevo letto che è molto bello quello di Ampawa ma è più lontano da Bangkok.

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Ci si avvicina al mercato con una lancia a motore, poi in gruppi da 6/7 persone si sale su delle barche a remi dalla tipica forma allungata condotte da amichevoli thailandesi il cui capo è coperto dall’altrettanto tipico cappello di paglia per proteggersi dal sole. Direttamente dalle barche si possono acquistare i prodotti offerti dalle piccole bancarelle galleggianti: frutta e cibo, per esempio banane grigliate o fritte, spiedini di pollo, gamberi, latte e gelato di cocco, frutta tropicale e molto altro. Una meraviglia di colori forme e profumi. In tutto in una atmosfera di luci e ombre molto caratteristica.

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Il giro in barca dura circa 45 minuti, ma il mercato si può visitare anche a piedi. Passeggiando scopriamo l’angolo più bello: un piccolo canale non attraversato dalle barche turistiche dove le thailandesi scambiano prodotti tra loro. Inutile dire che la scena mi ha rapita e che ho scattato mille foto ai loro volti e ai meravigliosi colori offerti dalle loro barche.

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Nel nostro ultimo pomeriggio a Bangkok proviamo ad addentrarci nel quartiere Chinatown, il più antico della città dove si dice che sia nata la cucina Thailandese.

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Vediamo cibi che non sappiamo riconoscere e altri che mai riusciremmo a mangiare: camminando tra le bancarelle abbiamo conferma che per lo Street food vale la regola di mangiare quello di cui si ha voglia e quello che ci ispira, tanto le condizioni igieniche non saranno mai e poi mai comparabili con quelle occidentali, ma ci sono cose che neanche io, normalmente curiosa e poco schizzinosa, riuscirei a provare.

Siamo attirati e da un banchetto solitario, dove riusciamo ad assaggiare il tipico sticky rice with mango and coconut milk. Già solo vedere la tecnica per sbucciare il mango è uno spettacolo, e poi il sapore. Il riso glutinoso con il suo profumo di gelsomino e il sapore del mango, legati insieme dal latte di cocco. Una meraviglia per il palato.

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Sarebbe un dessert ma noi lo consumiamo come pranzo, prima di correre verso la nostra ultima tappa: il Chatuchak Weekend Market, dove arriviamo con la comoda e confortevole metropolitana. Appena arrivati abbiamo conferma di ciò che avevamo letto: una distesa sconfinata di bancarelle di tantissime categorie merceologiche. Impossibile girarlo tutto in un paio d’ore, ma forse neanche in un pomeriggio. Ci concentriamo sulla zona dove vendono posate di legno, ciotoline antiche thailandesi, spezie, sete e facciamo uno spuntino con le tipiche crepes croccanti vendute in strada.

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Questa notte ci attende il viaggio in treno per Chiang Mai: comodo, pulito e tranquillo, nonostante fossimo in carrozze di seconda classe e quindi senza uno scompartimento chiuso, abbiamo dormito tranquilli.

Leggi anche Thailandia tutta d’un fiato: Chiang Mai e Thailandia tutta d’un fiato: Kho Samet

 

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